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La Recensione a cura di Michele Quarto
Tra i film più applauditi a Venezia "The Magdalene sister", di Peter Mullan, ma è piaciuto anche "L'homme du train" di Leconte

Tra i film più gettonati da critica e pubblico alla 59° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia c'è "The Magdalene Sister" di Peter Mullan, presentato in concorso, che porta sullo schermo una vicenda vera ambientata negli anni sessanta in un convento irlandese gestito dalle sorelle della Misericordia, per conto della Chiesa Cattolica. Quasi un film-documentario raccontato in modo crudo e drammatico dal punto di vista di quattro giovani, mandate dalle famiglie in convento per espiare i propri peccati.
"Era il 1978 e da bravo socialista ero impegnato nel sociale a Londra - spiega il regista inglese - Lavoravo per uno di questi convitti per donne disadattate retto da suore ". Solo nel 1996, l'ultimo convento delle Magdalene è stato chiuso; in questi istituti arrivavano giovani donne spedite da casa o dagli orfanatrofi imprigionate e costrette al duro lavoro per un tempo illimitato. "Come tutti gli attori sono incoraggiati a non giudicare, a essere se stessi, così deve fare anche la cinepresa - continua Mullan - non voglio che la camera favorisca o pregiudichi a seconda del personaggio. Voglio che la ripresa sia cruda e sicura. Cruda nel senso che si utilizzi la camera a spalla o il cavalletto e l'enfasi sia messa sul personaggio e non sulla composizione dell'immagine".
Tra le interpreti della pellicola, una delle poche applaudite al lido quest'anno, Geraldine McEwan, Eileen Walsh, Anne Marie Duffy, Mary Murray. Applausi anche per l'"Homme du train" di Patrice Leconte, che secondo la critica marcia bene anche lui verso il leone d'oro. Un film un po' fuori genere, che con garbo racconta le vicende di due uomini Milan e Manesquier, che si incontrano e che vorrebbero vivere l'uno la vita dell'altro. Il primo è un bandito che sta per rapinare una banca, l'altro è un anziano insegnante al quale dovrà essere effettuato un delicato intervento chirurgico al cuore.
Si tratta certamente di uno dei film più belli firmati da Leconte, con una sceneggiatura di grande respiro scritta da Claude Klotz e un'interpretazione da manuale di Jean Rochefort nel ruolo dell'insegnante e Johnny Hallyday nel personaggio di Milan. La vicenda, è anche il pretesto per riflettere sulla vecchiaia in una atmosfera da vero noir francese.

Michele Quarto

 


 

 

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